Controlli antiriciclaggio e sanzioni. 1: Perché l’indagine?

Parte 2: La verifica >

< Parte 3: L’accesso allo studio.

Una materia che desta preoccupazione tra i professionisti è quella che riguarda i controlli antiriciclaggio effettuati dalla Guardia di Finanza nei confronti degli studi professionali. È utile, pertanto, approfondire la procedura con la quale si snoda la verifica.

I principali aspetti teorico-operativi sono stati delineati dalla Circolare della Guardia di Finanza n. 83607 del 19/03/2012, che ha descritto l’attività ispettiva da svolgersi nei confronti dei professionisti in materia di antiriciclaggio ad opera del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria o della Polizia Tributaria.

COME SI ARRIVA ALL’INDAGINE:

L’attività d’iniziativa sulla verifica può scaturire da diverse fonti di attivazione, in relazione a indici di anomalia o di pericolosità del soggetto vigilato (ad es. anche precedenti fiscali, penali e di polizia) o a pregresse attività.
Sotto un profilo procedurale, i controlli e le verifiche effettuate dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria nei confronti dei professionisti possono scaturire in 5 casistiche:

  • TIPO A. a seguito di indagini condotte dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria nei confronti di un cliente dello studio onde acquisire ogni e più utile informazione ai fini investigativi;
  • TIPO B. in presenza di condotte omissive perpetrate dal professionista, che non ha effettuato la segnalazione di un’operazione sospetta in riferimento alla quale ha prestato la propria assistenza e relativa ad un cliente già oggetto di indagini da parte del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria;
  • TIPO C. a seguito di segnalazione inoltrata dal professionista all’Unità di Informazione Finanziaria, in riferimento ad operazioni o prestazioni richieste da un cliente e ritenute a rischio di riciclaggio o finanziamento del terrorismo;
  • TIPO D. in presenza di verifiche ordinarie e/o ispezioni mirate ad accertare il corretto adempimento da parte del professionista del dettato normativo in materia di antiriciclaggio;
  • TIPO E. a seguito di indagini condotte a seguito della violazione della normativa sull’uso del contante realizzata da un cliente dello studio, anche quando dette indagini siano scaturite nel corso di accessi pregressi ed aventi natura diversa (verifiche contabili/fiscali).

LE SANZIONI:

Per combattere la criminalità economica, la GdF ha adottato un approccio investigativo trasversale, che ha permesso di rilevare i profili di interconnessione tra gli approfondimenti antiriciclaggio, l’attività di controllo in tema di circolazione transfrontaliera di valuta e metalli preziosi, le indagini a tutela dei mercati finanziari e l’evasione fiscale.

A titolo di esempio riguardo a verifiche di “TIPO A.”, nel 2013 in Trentino-Alto Adige la GdF ha eseguito un totale di 564 verifiche; a fronte di queste sono stati svolti 75 approfondimenti in materia di antiriciclaggio, nel corso dei quali sono stati verbalizzati 296 soggetti, 214 dei quali denunciati alla competente Autorità Giudiziaria; l’esame dei flussi finanziari ha permesso di accertare il reimpiego di denaro proveniente da altri reati per oltre 8,7 milioni di euro.

In merito a verifiche di “TIPO D.”, nel 2011 in Italia la GdF ha effettuato 89 controlli in studi professionali da cui è emersa l’erogazione di sanzioni che vanno da qualche decine di migliaia di euro ad oltre il milione di euro. Tra gli altri dati evidenziati, significativi quelli emersi da un’indagine realizzata da Italia Oggi: su un campione di oltre 560 studi professionali è risultato che nel 90% dei casi non si è fatta la valutazione del rischio.

In ultimo, relativamente a verifiche di “TIPO C.”, a livello europeo nel 2008 sulla base delle segnalazioni sono stati avviati quasi 500 nuovi filoni di indagine, che hanno portato a denunciare per riciclaggio 997 persone, di cui 134 sono state arrestate. Sono stati inoltre sequestrati beni per 354 milioni di euro e ne sono stati confiscati per 35 milioni.