Operazioni in contanti: quali sono consentite e quali no.

Con l’articolo 12 del d.l 201 del 6/12/2011, convertito poi con legge n.214 del 22/12/2011 vengono apportate delle modifiche all’art.49 del d.lgs 231/2007 e pertanto le disposizioni sui trasferimenti in contanti sono diventate ancora più restrittive, con l’obbiettivo di far eseguire la maggior parte delle transazioni commerciali di un certo rilievo attraverso strumenti tracciabili.

Secondo l’art.49 del d.lgs 231/2007:

È vietato il trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, quando il valore oggetto di trasferimento è complessivamente pari o superiore a 1.000 euro. Il trasferimento è vietato anche quando è effettuato con più pagamenti inferiori alla soglia che appaiono artificiosamente frazionati. Il trasferimento può tuttavia essere eseguito per il tramite di banche, Poste Italiane S.p.A., istituti di moneta elettronica e istituti di pagamento, questi ultimi quando prestano servizi di pagamento diversi da quelli di cui all’articolo 1, comma 1, lettera b), n. 6, del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11.”

L’articolo chiarisce che il pagamento in contanti è vietato anche se suddiviso artificiosamente per eludere il limite, è invece consentito se la suddivisione dell’ importo pari o superiore a 1000€ è avvenuta a seguito di una contrattazione tra le parti in causa, di cui si possa avere prova, un contratto ad esempio che preveda rateazioni o somministrazioni e che possa pertanto essere considerato come prassi commerciale. Tale possibilità è tangibile nel parere del Consiglio di Stato n. 1504/1995 Sez III, anche se rientra nel potere discrezionale dell’autorità amministrativa valutare se il frazionamento sia stato realizzato con lo scopo di eludere il divieto imposto dalla norma.

Di seguito una serie di risposte del MEF relative alla possibilità o meno di compiere determinate operazioni in contanti:

1) PRELIEVI E VERSAMENTI

L’interpretazione del Ministero dell’Economia, già espressa in via ufficiale nella predetta Circolare MEF n. 2 del 16 gennaio 2012, considera i prelievi e i versamenti di contante (su conto corrente, libretto nominativo o con carta di credito) di importo pari o superiore a 1.000 euro non costituenti violazione automatica della disciplina in oggetto, salvo che non sussistano elementi concreti che facciano presupporre tale violazione.
Pertanto, come comunicato più volte anche dall’Associazione Bancaria Italiana alle proprie associate (da ultimo con Circolare dell’11 gennaio 2012), le operazioni di prelievo/versamento sopra soglia non comportano l’obbligo per le banche di effettuare la comunicazione di violazione della disciplina sul contante al MEF.
Inoltre, nel caso di sussistenza dei suddetti elementi concreti, occorre indicarli correttamente nella comunicazione per consentire la valutazione dei presupposti di contestazione della violazione da parte dell’Autorità amministrativa.

2) ACCONTI

Con riferimento alle operazioni di compravendita di valore sopra soglia, il Ministero conferma che il pagamento può essere effettuato in parte in contante/titoli al portatore – per un valore complessivamente non superiore a € 999,99 – in parte con strumenti di pagamento tracciabili, anche in momenti diversi (ad esempio, tramite corresponsione di acconto/saldo; v. esempio fattura commerciale € 1.500 nella Tabella in basso).
In proposito, il MEF conferma anche che tra gli strumenti di pagamento “tracciabili” sono annoverati gli assegni bancari/postali anche se privi della clausola di non trasferibilità, che è obbligatoria solo per importi superiori a € 999,99 (si ricorda che per il rilascio degli assegni in forma libera è dovuta un’imposta di bollo di € 1.50 per singolo assegno; articolo 49, comma 10, d. lgs. n. 231/2007).

Inoltre, il Ministero aggiunge che nell’ambito della medesima transazione gli assegni, anche se privi della clausola di non trasferibilità, non devono essere cumulati con il contante/titoli al portatore né tra loro, in caso di utilizzo di più assegni, ai fini del calcolo dell’importo totale del trasferimento e quindi del rispetto del limite (infatti, già la predetta Circolare del MEF n. 2 specificava che il limite di € 1.000 si applica al singolo assegno bancario/postale).

3) ACCONTI AI DIPENDENTI (TRASFERTA)

Con riferimento agli anticipi su trasferte ai dipendenti, Il Ministero conferma che il trasferimento di contante tra datore di lavoro e lavoratore per l’espletamento delle mansioni lavorative di quest’ultimo rientra nell’ambito applicativo del divieto di trasferimento di contante per importi pari o superiori a € 1.000. Pertanto, tale trasferimento non può avvenire in contante/titoli al portatore per importi superiori a € 999,99.

4) PAGAMENTO STIPENDI A RATE

È stato chiesto al MEF se fosse possibile per il datore di lavoro pagare in contanti uno stipendio pari ad € 1500, suddividendolo in 3 rate a distanza di 10 giorni l’una dall’altra. Il MEF ha precisato che tale comportamento non è ammissibile, tranne il caso in cui, se previsto dalla contrattazione collettiva nazionale di categoria, risulti che il pagamento dello stipendio in più rate rappresenti una tipica prassi commerciale.

5) PAGAMENTO STIPENDI

Risulta ammissibile il pagamento di uno stipendio di € 1600 attraverso un anticipo in contanti di € 800 ed un assegno bancario di € 800 in quanto l’erogazione di una parte del compenso avviene per mezzo di strumenti tracciabili

6) PAGAMENTO ALL’ESTERO

Nel caso in cui un soggetto italiano paghi in contanti per importo di € 1300 un soggiorno di lavoro in un Hotel austriaco non è sanzionabile in quanto le disposizione dell’art. e seg. Del d.lgs 231/2007 hanno validità all’interno del territorio nazionale.

7) PAGAMENTO FATTURA

Una fattura di € 3.000 può essere pagata in quattro rate in contanti di € 750 cadauna, con scadenza 30, 60, 90, 120 giorni (è considerata prassi commerciale) basta che la modalità di pagamento sia contrattualizzata.

8) PRELEVAMENTI E FINANZIAMENTI DEI SOCI NELLE SOCIETA’ DI PERSONE

È ammissibile che i soci di società di persone prelevino in contanti acconti di utili in rate mensili inferiori ad € 1000 dalle casse della società. È ammissibile anche che i soci di società di persone possano erogare finanziamenti in contanti alla cassa della società purchè inferiori alla soglia di € 1000.

9) PRELEVAMENTI IN CONTANTI NELLE DITTE INDIVIDUALI

E’ ammissibile nell’ambito di una ditta individuale che il titolare possa prelevare importi in contanti superiori ad € 1000, anche ad intervalli inferiori ai 7 giorni, non essendoci trasferimento interpersonale di denaro. Nell’attività lavorativa quotidiana del dottore commercialista (o di altri professionisti che agiscono in ambito economico-contabile), esistono perciò ambiti più esposti nell’imbattersi con situazioni vietate dall’art 49 del d.lgs 231/207.
Nella tenuta della contabilità ordinaria ad esempio potranno essere visionati movimenti in contante oltre soglia come, pagamenti di fatture, finanziamenti tra soci e società, trasferimenti infragruppo tra diverse società, distribuzione di utili da società a soci, pagamenti di contratti…..
In questi casi il professionista è chiamato ad effettuare la Comunicazione alle Ragionerie Territoriali dello Stato, non appena prende cognizione di questi movimenti, non oltre il termine massimo dei 30 giorni.