Controlli Antiriciclaggio: GDF e Professionisti.

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Aumentano i controlli negli studi dei Commercialisti.

E’ chiaro che la legge antiriciclaggio viene considerata vitale dalle Forze dell’Ordine, come strumento in grado di rintracciare e minare le basi finanziarie che alimentano criminalità organizzata, evasione e corruzione. Dai controlli alle aziende a quelli sui loro consulenti,  ovviamente il passo è breve e non privo di “incomprensioni”.

Da tempo i commercialisti segnalano che il ruolo loro assegnatogli dalla norma, circa il sistema di controllo che devono attivare sul cliente, esubera dalla natura della loro professione. Inoltre, le molteplici attività obbligatorie e la mancanza di semplificazione, rendono veramente arduo alla maggior parte dei professionisti il totale e corretto adempimento, nei termini di legge previsti.

Ecco perché il moltiplicarsi dei controlli non viene percepito dalla categoria come vera soluzione del problema, ma mentre i commercialisti si battono per ottenere migliorie normative e burocratiche da parte dello Stato, quest’ultimo avanza deciso verso l’aumento delle verifiche, anche nei confronti della categoria.
Il recente articolo su Italia Oggi, dal titolo “Lotta al denaro sporco, la Gdf non risparmia i professionisti“, segnala “In costante crescita i controlli antiriciclaggio sugli studi professionali che sono passati dai 26 del 2010 a ben 162 nel 2013” (A questo link – l’articolo completo è disponibile solo per abbonati).

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Del resto nei rapporti annuali della Guardia di Finanza, compreso quello del 2013 (a questo link) sono evidenti i dati generali sui controlli, in impennata rispetto agli anni precedenti, con particolare attenzione alla lotta al riciclaggio di denaro per le ovvie implicazioni nella lotta alla criminalità organizzata, oltre che per combattere l’evasione e la corruzione.

Nel rapporto annuale 2013 in particolare, secondo le operazioni di controllo della GDF hanno “accertato “flussi oggetto di riciclaggio” per un valore di 3,4 miliardi di euro ed i soggetti denunciati sono stati 1.347.

Controlli di routine e da SOS. Come scattano le indagini e le “linee di difesa”.

Sulla tendenza delle Autorità all’inasprimento dei controlli anche presso gli studi professionali, confermata dai dati recenti citati da Italia Oggi, ci siamo soffermati anche nell’estate 2013, con un articolo in cui  indicavamo ai commercialisti una “linea di tutela” da adottare in previsione di un controllo da parte della Guardia di Finanza. Ci auguriamo che l’abbiano letta o comunque già messa in pratica in molti fra i nostri lettori, a loro vantaggio. (A questo link)

Un altro precedente articolo su “Segnalazioni Sospette e fattori che fanno scattare l’indagine“: i finanzieri generalmente controllano un professionista il cui nominativo scaturisce da una precedente segnalazione di operazione sospetta. Sono molti i collegamenti possibili, così come molti i soggetti che potrebbero aver fatto scattare la segnalazione nei confronti di quello studio. (A questo link).

Ad esempio, un’attività come una compravendita di terreni fra aziende,  genera un’operazione finanziaria che viene segnalata come sospetta dalla Banca in cui viene effettuato il versamento, oppure dal notaio (la categoria più attiva nelle segnalazioni sospette) che ha curato la pratica, ma non da uno o entrambi i commercialisti delle parti.
In questo caso il professionista che non lo ha fatto, si trova nella posizione di dover giustificare la mancata segnalazione sospetta ed avrà sicuramente maggiori garanzie di passare serenamente la verifica delle Autorità, se avrà seguito le corrette procedure di archiviazione e gestione dei documenti relativi a quella operazione.

Le maggiori inadempienze riscontrate.

Viene confermato puntualmente ogni anno, dagli esiti dei controlli negli studi professionali, che la maggior parte delle inadempienze riscontrate da parte dei professionisti, sono relativi a mancanze nelle procedure di archiviazione e gestione dati.
La responsabilità di queste mancanze, a parte la criticità data dal poco tempo a disposizione per il commercialista, a fronte di moltissime scadenze ed adempimenti, è generalmente dovuta all’utilizzo di un software incompleto e/o a lacune formative.

Come e se cambierà la norma.

Le ulteriori azioni di proposta e protesta dei commercialisti, oltre alle aperture internazionali della stessa norma antiriciclaggio, rendono più che probabili ulteriori futuri “aggiustamenti” della legge se non altro nelle procedure. Attraverso le proprie associazioni infatti, la categoria intera ha, nel tempo, avanzato al Governo molte proposte atte a correggere e semplificare talune procedure.
L’obiettivo è quello di permettere al commercialista di poter dare ai suoi assistiti un supporto efficace, che li guidi verso una condotta corretta, invece di non avere il tempo e gli strumenti per prendersi cura del cliente, poiché costretto dalla norma ad espletare il ruolo di indagatore e segnalatore – o almeno così dichiarano di sentirsi i professionisti che si esprimono sulle problematiche della loro professione, nelle community e sui Social Media, con testimonianze dirette anche su queste pagine.

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