Commercialisti: stress da tecnologia, rischi professionali e poco tempo per la vita personale.

Dopo le ultime news che ci mostrano aggiornamenti normativi e sentenze, in cui i commercialisti rischiano conseguenze civili e penali (vedi la recente notizia sugli arresti domiciliari al commercialista inadempiente), si arricchisce la lista delle criticità legate a questa professione.
Secondo l’ultimo studio firmato da Enzo Di Frenna, presidente di Netdipendenza Onlus, che fa il punto sul fenomeno nel nuovo libro: “Prevenzione tecnostress in azienda e sicurezza sul lavoro, i commercialisti ora rientrano fra le categorie maggiormente suscettibili di “technostress”,

Lo studio cita: “Mal di testa, pressione alta, memoria “nel pallone”, ma anche attacchi di panico, ansia, insonnia e problemi allo stomaco assillano l’esercito italiano dei lavoratori tecnostressati. Quasi 2 milioni di persone in 9 categorie: networker (in genere consulenti, che usano almeno tre dispositivi mobili connessi per lavoro), lavoratori Ict, operatori di call center, commercialisti, giornalisti, pubblicitari e analisti finanziari”.

Ma se i rischi legati alle troppe ore al pc sono ritenuti un “male necessario”, i professionisti ultimamente palesano una forte insofferenza verso la mancanza di tempo per loro e soprattutto per la famiglia. Nei Social Network si leggono frequenti commenti sulle ore non fattive, ma sprecate, sia a causa di clienti poco comprensivi che per colpa di strumenti informatici e siti governativi atti ad accogliere gli adempimenti, che non funzionano. Per non parlare delle relazioni con i dipendenti dei pubblici servizi che, a detta dei professionisti, si dimostrano in molti casi non preparati e per niente collaborativi.

Su Facebook i post iniziano prima delle 8 del mattino, in cui fra una battuta e l’altra, i commercialisti pubblicano foto dell’orologio che segna le 7:40, del primo caffè e dei faldoni sulla scrivania… Ma in breve l’ilarità lascia il posto a considerazioni meno spiritose; alcuni arrivano persino ad affermare che questa professione li ha portati al divorzio, altri chiedono ai colleghi di testimoniare per esteso la loro esperienza, al fine di mostrare ai propri familiare che il problema della mancanza di tempo è comune all’intera categoria.

Le novità su IMU, TASI, come sulla normativa Antiriciclaggio e SOS correlate, hanno indubbiamente preteso, da ogni commercialista, un impegno ben maggiore rispetto al passato, che si accompagna ad un peggioramento della qualità di questo lavoro a causa delle complicazioni date da procedure più articolate, scadenze prorogate all’ultimo momento e difficoltà interpretative di obblighi come quello del pagamento tramite POS, (però non sanzionabile in caso di mancato utilizzo).

Dalle associazioni nazionali ai singoli gruppi spontanei, il coro è unanime e chiede soprattutto ascolto da parte del Governo e degli utenti che si appoggiano al professionista per la soluzione delle proprie questioni fiscali. Le ultimissime proposte, sempre palesate sui Social Media, riguardano la creazione di gruppi aperti, attraverso i quali relazionarsi non soltanto con i colleghi, ma anche con consulenti, formatori e clienti, al fine di raggiungere una reciproca comprensione atta ad alleviare almeno alcune delle criticità emerse, attraverso la ricerca di reciproci rapporti, più “lucidi” e consapevoli.

Attraverso le relazioni online, nascono e si diffondono iniziative di incontro in varie parti d’Italia, che esulano dai convegni sui temi normativi e dimostrano una decisa volontà di creare un fronte comune basato su solidarietà e rispetto, che comprende ed incoraggia anche la cordialità ed il calore umano, poiché oggi più che mai, il commercialista non può e non vuole “restare da solo”, ma proporre ed interagire, poiché condividere e migliorare le condizioni di lavoro della loro categoria significa, nei fatti, rendere un servizio migliore all’intera cittadinanza.

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