Formazione 231: nuove tecnologie, diffusione di contenuti ed efficienza organizzativa

Sunto dell’articolo.

Il D.Lgs. n. 231/2001 ha introdotto la responsabilità amministrativa per società, enti e organizzazioni con o senza personalità giuridica. Prima della sua entrata in vigore, la responsabilità per reati compiuti da amministratori, dirigenti o dipendenti ricadeva solo sull’autore del reato. Questa responsabilità può essere evitata quando l’azienda adotta e applica correttamente un modello organizzativo, l’unico scudo contro le sanzioni.
Quando uno dei dipendenti commette un reato, dimostrare che l’azienda non ne abbia tratto vantaggi è difficile. Per esempio, è considerato vantaggio il “risparmio” ottenuto dalla mancata adozione di un efficace sistema di gestione della sicurezza o dalla mancata formazione dei dipendenti.

La formazione è lo strumento principe per la diffusione della conoscenze, ma anche di una corretta cultura aziendale. In Italia, esiste da tempo un antagonismo forte tra aula e e­learning. La scelta operata è, quindi tra aula, formazione vicina e e­learning, formazione online distante che, naturalmente, non piace. Un’azienda che sceglie e­learning cerca la semplificazione gestionale e la flessibilità nell’erogazione ma non valuta gli strumenti.
Se la legge ammette l’e­learning, l’azienda talvolta si limita ad erogare una certa quantità di slide in un tempo prestabilito, con un contenuto più o meno standard. Il corso viene realizzato da un fornitore che spesso non conosce l’azienda e le sue peculiarità.

La prima occasione sprecata è l’uso di tecnologie.
Se i dati del Desi, il Digital Economy and Society Index, classificano Italia come uno dei tre Paesi meno digitalizzati della Comunità Europea, non bisogna dimenticare che abbiamo la spesa media in dispositivi tecnologici più alta d’Europa e che le tecnologie più acquistate sono gli smartphone, seguiti dai tablet (cfr. A. Biondi, “Italia fanalino di coda nella Ue digitale”, in Impresa e Territori del 25.02.2015).

Il pc viene più facilmente associato al peso del lavoro, un dispositivo mobile, soprattutto uno smartphone, è considerato un amico. Nel 2014 gli utenti tra i 18 e i 74 anni attivi su internet erano 19,8 milioni al mese, di cui 12,5 milioni da smartphone e tablet (cfr. L.Salvioli, “Audiweb svela i primi dati mobile: gli italiani navigano più da smartphone che pc”, in Impresa e Territori del 1°.07.2014).

Brevi pillole formative inviate con cadenza settimanale, ad esempio, sono molto efficaci perché puntuali e sintetiche. Oltre ad erogare il contenuto è importante dare voce ai discenti tramite forum, chat e wiki, ma anche prevedendo momenti in presenza. Altresì, il webinar è un ottimo strumento che permette di interagire tramite una stanza virtuale, da’ la possibilità di integrare strumenti interattivi come lavagne condivise, video, uso di software, o compilazione partecipativa di documenti.  Ciò che manca spesso è la consapevolezza, anche tra chi offre la formazione.

La seconda occasione sprecata è nel contenuto. Esiste una certa tendenza al martirio nella formazione obbligatoria: le normative sono noiose, non si possono evitare… Invece, è un’occasione unica per diffondere, dell’azienda, anche i valori e le aspirazioni. Un modello organizzativo, per esempio, va inserito dentro la storia dell’organizzazione. In questo modo l’attività diventa viva, reale e motivante.

Uno studio personalizzato delle esigenze aziendali e delle risorse  umane, che integri l’uso adeguato delle tecnologie, permette sicuramente la progettazione e l’erogazione di formazione efficace, che aumenta la produttività e la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti in azienda.

 

Danuta Dobrzykowska per Alavie
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