Formazione: tra vantaggi, budget e…opportunità

Ci avviciniamo alla fine dell’anno, tempo di chiusure, bilanci e di nuovi budget, anche nella formazione. Le risorse disponibili vengono suddivise tra le attività di serie A, B e C:

  • Serie “A”: la formazione che piace ai discenti. Comunicazione, tecniche di management, gruppi di lavoro, gestione delle riunioni, ecc
  • Serie “B”: la formazione tecnica che piace ai titolari e responsabili di produzione. Competenze specifiche, uso di gestionali e strumenti informatici in genere, lingue straniere
  • Serie “C” … beh è orfana di fan. Vi rientra tutto ciò che imposto dalla legge: sicurezza sul lavoro, privacy, responsabilità amministrativa, qualità, ambiente, igiene degli alimenti, antiriciclaggio e così via. Ne faremmo volentieri a meno ma, ahimè, è l’unica voce non eliminabile, anche perché soggetta a sanzioni, a volte elevate.

Per queste ultime attività solitamente chiudiamo gli occhi, facciamo due respiri profondi e … cerchiamo di far presto spendendo poco. Spesso è più una questione di tempo che di costi. Fare 16 ore di formazione sulla sicurezza per lavoratori può significare un fermo di produzione per due giorni. Con quali vantaggi?

C’è un però… Gli studi effettuati da EU OHSAS dimostrano che per ogni euro investito nella sicurezza si ha un ritorno di 2,20 eurbudgeto (+110%). Le aziende con elevati standard di sicurezza sul lavoro hanno più successo e sono più sostenibili. Aumentano la produttività, riducono il numero degli infortuni e le indennità economiche, migliorano il clima aziendale e il proprio posizionamento sul mercato. Tra le micro e piccole imprese meno della metà sopravvive più di 5 anni. Quelle che falliscono entro uno o due anni dalla costituzione hanno un tasso medio di infortuni sul lavoro superiore più del doppio a quante sopravvivono oltre cinque anni. Le buone pratiche di SSL sono fondamentali per il successo e per la sopravvivenza a lungo termine di ogni impresa.

Ma c’è di più.

È un grande spreco di tempo, energie e risorse trattare la formazione obbligatoria come quella di serie “C”. Non possiamo evitarla, perché non sfruttare bene il tempo e i soldi investiti? La normativa individua le categorie di lavoratori da formare e impone i contenuti minimi ma non vieta di fare di meglio. La normativa sulla sicurezza sul lavoro indica con precisione la durata dei corsi, quelle sulla privacy, antiriciclaggio o responsabilità amministrativa delle imprese si limitano ad introdurre l’obbligo.

Rimanere in aula, che sia per 1 ora o per 32 ore (es. corso per gli RLS) seguendo le slide con riferimenti normativi e i rischi specifici è fare il minimo. Creare gruppi che apprendono per induzione curando oltre ad aspetti tecnici, il riconoscimento dell’identità aziendale e dei suoi valori forti, stimolando lo spirito di gruppo e facendo emergere spunti o sinergie nuove, è sfruttare bene le ore dedicate alla formazione obbligatoria. Sono pochi i momenti in cui i lavoratori si incontrano liberi dai ritmi di produzione, rimanendo comunque sotto la guida dell’azienda. Non coglierli è un vero peccato.

Le tecnologie sono viste come un male necessario, una “furbata” per abbattere i costi. In Italia faticano a diffondersi, più per mancanza di competenze che per i limiti tecnologici. I formatori esperti in metodologie multimediali sono pochi, i corsi spesso sono noiosi e inefficaci. Per costruire slide multimediali servono conoscenze e esperienze specifiche: la gestione degli spazi e dei testi, l’interazione fra i canali di ricezione, l’apprendimento degli adulti e l’uso di strumenti tecnici, tanto per citarne alcune. I corsi più efficaci sono quelli personalizzati con riferimenti precisi agli ambienti di lavoro. La maggior parte dei fornitori, soprattutto di una certa dimensione, si limita a cambiare il logo e a modificare la composizione di blocchi tematici standard.

Quando un discente riconosce – grazie a foto, video e case history – l’ambiente in cui lavora è più propenso a prendersene cura e attento ai dettagli. L’uso attento di tecnologie permette il “learning predittivo”: la formazione che sfrutta i dati inseriti da utenti per anticipare e rispondere ai bisogni reali. La normativa sulla sicurezza impone l’uso dei forum, ma questi non vengono mai gestiti. Sfruttati bene possono rendere la formazione molto più strategica e con effetti a lungo termine.

Gamification, un termine ombrello conosciuto negli ambienti attenti alle nuove tendenze, include una grande varietà di strumenti e soluzioni fra quelli tradizionali e innovativi. Anche in questo caso il focus non è sul metodo/strumento ma sull’idea che porta ad uno o più obiettivi. Il primo è trasmettere conoscenze e competenze tecniche, ma la formazione obbligatoria non esclude, anzi, si inserisce a pieno titolo all’interno degli obiettivi di business aziendale.

Nel caso di aziende dislocate su tutto il territorio nazionale è strategico scegliere un partner che garantisca l’univocità, soprattutto nel caso di aziende presenti su tutto il territorio nazionale. Spesso, infatti, pur seguendo lo stesso programma e utilizzando le stesse slide, il messaggio trasmesso varia notevolmente.

Quando il cliente ed il suo partner selezionano insieme i formatori e concordano il messaggio ottengono molto di più ed hanno una maggiore certezza dell’efficacia dell’intervento. Il partner controlla i risultati della formazione, raccoglie i feedback e lavora su eventuali aggiustamenti e miglioramenti.

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