La Segnalazione di Operazioni Sospette non è una “denuncia”, ma deve essere vagliata.

*Articolo aggiornato il 21 marzo 2019*

L’obbligo di Segnalazione delle Operazioni Sospette (SOS) continua a costituire il fulcro della legislazione antiriciclaggio. Esse sono lo strumento per la collaborazione attiva degli intermediari e degli altri operatori che dispongono di punti di osservazione privilegiati per valutare la coerenza tra il profilo economico e gli effettivi comportamenti della clientela.

CHE COS’È E QUANDO VA FATTA UNA SOS?

La segnalazione di operazione sospetta è una comunicazione che deve essere effettuata dal professionista alla UIF quando:

  • sa, ne ha certezza
  • sospetta
  • ha ragionevoli motivi per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo da parte dei propri clienti.

Il sospetto deve essere desunto sulla base degli elementi acquisiti nell’ambito dello svolgimento della propria attività professionale, considerando le caratteristiche, l’entità, la natura dell’operazione analizzata o qualsiasi altra circostanza conosciuta e in relazione alle funzioni esercitate, tenuto conto anche della capacità economica e dell’attività svolta dal cliente cui è riferita.

Il professionista deve valutare di inoltrare una segnalazione di operazione sospetta quando:
1) nel caso in cui abbia sospetto che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo da parte dei propri clienti;
2) nel caso in cui, a seguito della valutazione del rischio sul cliente e sulla prestazione, fosse emerso un alto rischio di riciclaggio/finanziamento del terrorismo;
3) qualora si riscontri l’impossibilità oggettiva della verifica dell’identità del cliente;
4) in presenza di uno o più indicatori di anomalia (emanati e periodicamente aggiornati su proposta della UIF (Unità di Informazione Finanziaria) al fine di agevolare l’individuazione delle operazioni sospette);
5) in caso di ricorso frequente o ingiustificato a operazioni in contante, anche se non in violazione dei limiti in vigore.

OBBLIGHI DI SEGNALAZIONE: COSA FARE

In caso di operazione sospetta il professionista deve:
a. inviare tempestivamente e senza ritardo una segnalazione di operazione sospetta alla UIF o al Consiglio Nazionale dei dottori Commercialisti e degli esperti contabili, ove possibile prima di eseguire l’operazione, e in ogni caso appena il professionista viene a conoscenza degli elementi di sospetto.
b. astenersi dal compiere l’operazione fino alla effettuazione della segnalazione; tale divieto non opera nel caso in cui l’astensione non sia possibile tenuto conto della normale operatività, o qualora l’astensione possa costituire motivo di ostacolo alle indagini.

OBBLIGHI DI SEGNALAZIONE: COME FARE

Le modalità con le quali è possibile effettuare la segnalazione di operazioni sospette sono, alternativamente:
A. direttamente alla UIF: tramite il portale della Banca d’Italia, sezione dedicata alla UIF, sul quale il segnalante deve preventivamente registrarsi.
B. direttamente al Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili. Il CNDCEC provvede senza ritardo a trasmetterla integralmente alla UIF priva del nominativo del segnalante, mantenendo segretezza su tale nominativo.
Il contenuto della segnalazione deve essere articolato principalmente in quattro sezioni:

  • i dati identificativi (codice) della segnalazione;
  • gli elementi informativi (su operazioni, soggetti, rapporti e legami intercorrenti tra gli stessi);
  • gli elementi descrittivi sull’operatività segnalata e sui motivi del sospetto;
  • eventuali documenti allegati.

Il segnalante ha la facoltà di integrare le informazioni contenute nella segnalazione accludendo documenti (es. estratti conto, copie di titoli di credito, corrispondenza con il cliente): tale funzionalità è da attivare solo nei casi in cui il segnalante ne ravvisi una effettiva e significativa utilità per una più compiuta e corretta interpretazione del contenuto della segnalazione.

Il professionista che abbia effettuato la SOS è tenuto a non dare comunicazione dell’avvenuta segnalazione. Non costituisce violazione di tale divieto di comunicazione il tentativo di dissuadere il cliente dal porre in atto un’attività illegale.

SOS: I DATI DEL RAPPORTO ANNUALE UIF

Secondo i dati pubblicati da Banca d’Italia nel Rapporto Annuale della UIF, nel 2018 le segnalazioni di operazioni sospette inoltrate alla UIF da tutti i destinatari, sono state complessivamente 98.030, in aumento del 9,1% rispetto alle segnalazioni di operazioni sospette ricevute nell’anno precedente.

La crescita delle segnalazioni è totalmente imputabile alle segnalazioni di riciclaggio (47.503 unità, +13,7 per cento).
Si tratta in assoluto del maggior numero di segnalazioni di questa categoria acquisite nell’arco di un semestre. L’aumento delle segnalazioni di riciclaggio ha più che compensato l’ulteriore riduzione di quelle relative alla voluntary disclosure (762 unità rispetto alle 2.312 del secondo semestre del 2017) e il rallentamento delle segnalazioni relative al finanziamento del terrorismo (409 a fronte di 506), che hanno tuttavia superato per la prima volta le 1.000 unità nell’anno.

Nel secondo semestre del 2018, le segnalazioni valutate dalla UIF di interesse finanziario hanno rappresentato l’83,7 per cento del totale, in aumento di oltre 3 punti percentuali rispetto al secondo semestre del 2017.I destinatari più attivi nell’inoltro delle segnalazioni sono stati gli intermediari finanziari: nel 2018 oltre il 47% delle segnalazioni di operazioni sospette arriva da banche e Poste Italiane.
Tuttavia si registrano maggiori livelli di partecipazione al sistema segnaletico da parte di alcune categorie di soggetti obbligati, quali i prestatori di servizi di gioco tra gli operatori non finanziari, gli IMEL e gli istituti di pagamento (IP) tra gli intermediari finanziari. A questi ultimi è riconducibile il 46,2 per cento delle segnalazioni inoltrate da segnalanti diversi da banche e Poste, seguiti dai prestatori di servizi di gioco (21,3 per cento). Fra gli IP, i money transfer hanno inviato 4.209 SOS per un totale di 54.599 operazioni sospette, che hanno avuto come principali paesi di destinazione Cina, Pakistan e Romania (9,2, 6,5 e 6,4 per cento del totale, rispettivamente).

Il numero di segnalazioni trasmesse da professionisti e operatori non finanziari permane, invece, esiguo (pari a poco più del 15,7% del totale nel 2018). Si tratta di dati nettamente superiori rispetto all’anno precedente. Tuttavia rimane la convinzione diffusa tra i professionisti, che la SOS rappresenti una denuncia del cliente alle autorità, e con la paura che la stessa possa, pertanto, deteriorare il rapporto di fiducia instaurato con il cliente con la conseguenza della perdita dello stesso

LA SEGNALAZIONE DI OPERAZIONI SOSPETTE NON È UNA “DENUNCIA” MA VA AL VAGLIO DI QUALCUNO

Come reso noto da Banca d’Italia, la segnalazione di operazione sospetta è un atto distinto dalla denuncia di fatti penalmente rilevanti e va effettuata indipendentemente dall’eventuale denuncia stessa all’autorità giudiziaria.
Con la segnalazione il professionista non ha l’obbligo di riferire reati, ma solamente di evidenziare comportamenti anomali o sospetti del cliente, che andranno successivamente al vaglio di qualcuno.

La SOS ha, infatti, lo scopo di portare a conoscenza della UIF le operazioni non trasparenti, nell’ambito della collaborazione attiva dei professionisti in tema di prevenzione e contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo.
Una volta ricevuta la segnalazione, effettuata la prima valutazione di attendibilità ed instaurato il processo di approfondimento finanziario di competenza, la UIF valuta se:

  • archiviare le segnalazioni che ritiene infondate (mantenendone evidenza per 10 anni)
  • oppure trasmettere gli esiti agli organismi investigativi competenti: Direzione Investigativa Antimafia e Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza.

Infine, la segnalazione di operazioni sospette non costituisce violazione degli obblighi di segretezza professionale; inoltre, se posta in essere per le finalità previste e in buona fede, la segnalazione non comporta responsabilità di alcun tipo in capo al professionista.