Convegno Nazionale ANC – Pisa 07 Novembre 2014

XI EDIZIONE CONVEGNO NAZIONALE PACCHETTO PROFESSIONI PRESSO: HOTEL GALILEI VIA DARSENA, 1 PISA Si svolgerà anche quest’anno a Pisa il Convegno Nazionale “Incontro e Confronto tra Politica e Professione economica”, organizzato dall’Associazione Nazionale Commercialisti insieme alla Fondazione Commercialistitaliani, giunto ormai alla sua XI edizione. L’evento, la cui partecipazione è gratuita, si terrà il prossimo 7 novembre, nell’arco dell’intera giornata, presso l’Auditorium Concorde dell’Hotel Galilei di Pisa. Gli argomenti affrontati saranno molteplici e tutti di particolare interesse per la categoria; i relatori, come sempre, saranno personalità di spicco della Politica, delle Istituzioni e delle Professioni. L’evento sarà valido ai fini della formazione professionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, dei Consulenti del Lavoro e degli Avvocati. La presenza di Alavie sarà costante ed impegnata sinergicamente con i professionisti per la buona riuscita dell’evento e per la continuazione del nostro comune impegno nel migliorare la qualità del lavoro di questa categoria. Scarica Programma

Per i dati black list la soglia 10 mila invece dei 500€ attuali

dal Sole 24Ore del 10/09/2014 Comunicazioni black list solo una volta all’anno e per importi superiori a 10mila euro. Il decreto semplificazioni riduce il numero delle dichiarazioni sulle operazioni con controparti domiciliate in Stati a fiscalità privilegiata, precisando che non vanno comunicate quelle che, complessivamente, non superano la soglia di 10mila euro. In luogo delle attuali comunicazioni mensili o trimestrali, dunque, la trasmissione dei dati verrà effettuata solo una volta all’anno (con modalità che dovranno essere stabilite dall’agenzia delle Entrate, presumibilmente adottando le stesse scadenze delle spesometro). Viene altresì elevata a 10mila euro (dai 500 ora vigenti) la soglia minima delle operazioni da dichiarare. Il nuovo limite riguarda l’importo complessivo annuale delle cessioni e delle prestazioni rese o ricevute. Anche se non precisato dalla norma, e in attesa di una necessaria conferma ufficiale, è da ritenere che l’importo complessivo sia da riferire al volume annuale realizzato con la singola controparte domiciliata nel paradiso fiscale e non invece al totale delle operazioni attive e passive effettuate dal contribuente. In tal senso non andrà, ad esempio, presentato l’elenco se nell’anno sono state effettuate cessioni per 7mila euro verso un cliente black list e per 5mila euro verso un altro soggetto. L’innovazione si applica dalle operazioni effettuate nel corso di questo 2014. Non appena il decreto sarà pubblicato, i contribuenti potranno dunque sospendere l’invio delle comunicazioni periodiche (quadro BL del modello polivalente), rinviando la trasmissione alla futura comunicazione annuale. Il provvedimento interviene anche su altri adempimenti a carico di chi opera con l’estero. Per la comunicazione delle cessioni senza Iva su dichiarazione di intento rilasciata dagli esportatori, l’onere passa a carico di questi ultimi. A partire dal 2015, l’esportatore invierà la dichiarazione di intento all’agenzia delle Entrate, consegnando al proprio fornitore copia della ricevuta di presentazione. Per l’autorizzazione a operare in ambito intracomunitario (Vies), scompare infine il periodo di sospensione di 30 giorni e le richieste diventeranno immediatamente efficaci.

Il G-20: l’economia digitale e le implicazioni fiscali

dal Sole 24Ore del 23/09/2014 Al G-20 di Cairns (Australia) i ministri delle Finanze hanno ribadito il forte impegno a dare una risposta globale che contrasti efficacemente le pratiche elusive internazionali aumentando la trasparenza in ambito tributario e recuperando risorse da destinare alla ripresa economica. In particolare è stato affrontato il tema dell’economia digitale e delle implicazioni fiscali. Ad oggi manca il nesso di causalità tra il luogo dove viene tassato il profitto e il luogo dove l’attività viene effettivamente svolta. Questo permette, non solo alle grandi multinazionali di ridurre in modo significativo la base imponibile in paesi come l’Italia. L’OCSE sta lavorando su un documento che descriverà un nuovo modello di business comprendente le regole fiscali. Il lavoro dovrebbe essere completato entro la fine di dicembre 2015. Alcuni Governi si sono già mossi per adeguarsi alle considerazione dell’OCSE tra cui l’Italia che, con la legge di stabilità (legge 147 del 27 dicembre 2013) ha introdotto la web-tax. Era possibile acquistare servizi online di pubblicità e link sponsorizzati solo da soggetti con partita IVA rilasciata dall’Agenzia delle Entrate. L’obbligo è stato poi tolto dal DL 16/2014. Per quanto riguarda invece il transfer pricing sono state introdotte nuove norme relative alla determinazione del valore normale delle operazioni infragruppo per aziende che operano nel settore della pubblicità online. Il G-20 ha approvato anche il piano di attuazione del CRS – lo scambio automatico di informazioni tributarie per combattere pianificazione fiscale aggressiva da parte delle aziende che spostano la base imponibile verso giurisdizioni a pressione fiscale minore. Il 16 settembre è stato rilasciato il primo pacchetto che copre 7 delle 15 azioni previste dal Action Plan – BEPS (Base Erosion and Profit Shifting). Entro il settembre 2015 verranno rilasciate le restanti raccomandazioni ed allora sarà possibile l’avvio della completa implementazione del CRS. L’Italia si è impegnata ad effettuare la prima reportistica nel 2017. Tuttavia per gli operatori gli impatti sono immediati: le società targate come aggressive dal BEPS possono essere oggetto di controlli e attenzioni maggiori sin da subito da parte delle autorità fiscali locali.

Controlli sui costi della black list

dal Sole 24Ore del 24/09/2014 Le imprese che acquistano beni o servizi da soggetti localizzati in stati a fiscalità privilegiata non posso dedurre i relativi costi, se non dimostrando che il fornitore svolge effettivamente l’attività commerciale, le operazioni sono davvero avvenute e sono state fatte per ottenere un effettivo interesse economico. In tal caso nell’UNICO è necessario indicare fornitori (imprese e professionisti) localizzati negli stati a fiscalità privilegiata specificati nel Dm 23 gennaio 2002. I fornitori del 1° gruppo, come specificato dal Dm 23 gennaio 2002, sono sempre Black list. Per quelli del 2° e del 3° gruppo occorre verificare se vi siano i presupposti per far scattare la presunzione. La verifica viene effettuata acquisendo gli statuti, i certificati di residenza fiscale, i bilanci, le dichiarazioni dei redditi, ecc.

Più facile per il fisco entrare nei conti svizzeri

dal Sole 24 ore del 07/10/2014 La Svizzera, intenzionata a uscire dalle black list finanziarie internazionali, emana una nuova legge federale sull’assistenza fiscale (entrata in vigore in agosto). La legge consente al fisco di qualsiasi Paese di chiedere informazioni sui contribuenti basati a Zurigo, Ginevra o Lugano. E, se il Paese richiedente lo desidera, i destinatari possono rimanere all’oscuro di tutto. La Francia pochi giorni fa ha fatto da apripista, chiedendo le posizioni “segrete” di 300 sospetti evasori. La nuova legge rende quasi superfluo l’accordo bilaterale fra Italia e Svizzera in merito

“Disclosure” a copertura allargata fiscale

dal Sole 24 ore del 10/10/2014 Il trasferimento di somme successivamente destinate ad uso personale costituirà autoriciclaggio. È questo uno degli effetti degli emendamenti approvati ieri che potrebbero comportare quasi in modo automatico che chi commette un reato tributario risponderà anche di autoriciclaggio. Il nuovo art. 648 ter 1 del Codice penale sanziona in modo particolarmente grave chiunque abbia commesso un delitto non colposo provvedendo successivamente alla sostituzione, trasferimento, impiego in attività finanziarie così da ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa del denaro o delle altre utilità provenienti dalla commissione di tale reato. In presenza di reati tributari la possibilità di commettere il nuovo delitto è particolarmente elevata, tanto che in molte ipotesi, con la semplice condotta illecita integrante il reato tributario, si potrebbe consumare anche l’autoriciclaggio. L’adesione al rientro impedirà la contestazione dell’autoriciclaggio anche in caso di frode fiscale. La nuova norma introdotta cerca di favorire il più possibile il rientro dei capitali e lascia quasi impunita persino la falsa fatturazione. Rimane però il problema della doppia pesante sanzione penale, quella del delitto fiscale e dell’autoriciclaggio, per chi commette un reato tributario.

Si al patto UE contro l’evasione fiscale

dal Sole 24 ore del 15/10/2014 I 28 paesi dell’UE hanno deciso di adottare nuovi standard globali di scambio automatico di informazioni. L’intesa politica estende lo scambio a tutte le forme di reddito, non solo gli interessi, ma anche i dividendi e i guadagni di capitale o i saldi di conto corrente. Secondo Padoan, il Ministro dell’Economia, l’intesa sancisce in Europa la fine del segreto bancario in campo fiscale. Le nuove regole entreranno in vigore nel 2017 nei Paesi dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico e per i Ventotto. Austria e Lussemburgo che da sempre difendono il segreto bancario, hanno chiesto di avere più tempo. Il Ministro austriaco ha ottenuto un anno in più in quanto in Austria non esiste una connessione informatica tra il settore bancario e l’amministrazione fiscale. E’ necessario crearla dal nulla. Sul fronte economico i ministri delle finanze hanno approvato le linee guida politiche che serviranno a rilanciare gli investimenti in Europa. E’ stato creato un gruppo di lavoro a cui partecipano gli Stati membri, la Banca Europea degli investimenti e la Commissione europea con l’obiettivo di individuare concreti progetti infrastrutturali finanziati sia da fondi pubblici che privati

Dublino non sarà più un paradiso fiscale

dal Sole 24 ore del 15/10/2014 Dopo le indagini aperte dalla Commissione Ue sugli accordi fiscali garantiti ad alcune multinazionali, tra queste anche Apple, il governo di Dublino ha presentato il documento di programmazione finanziaria per il 2015 che mette fine a partire dal 1° gennaio al Double Irish. Il Double Irish è un sistema di ottimizzazione fiscale che permette a molte società di aggirare il fisco nei Paesi europei dove operavano per beneficiare delle agevolazione garantite dal governo irlandese. Il meccanismo consente, infatti, ai grandi gruppi internazionali di incanalare i profitti attraverso le proprie controllate in Irlanda che a loro volta li girano, attraverso royalty e altre forme di pagamento, verso una seconda controllata irlandese con sede in paradisi fiscali come Bermuda, Isola di Man o Cayman. Dal 2015 le imprese nuove registrate a Dublino saranno anche fiscalmente residenti in Irlanda. Le registrate in precedenza avranno il tempo fino al 2020. Per l’Irlanda è la fine di un’era e non è detto che a stretto giro anche il Lussemburgo, un altro paradiso fiscale europeo, non segua a ruota.

Pec valida se presente nell’«indice»

dal Sole 24 ore del 15/10/2014 Se la loro Pec, non scaduta ed è già presente nell’indice nazionale del sito internet www.inipec.gov.it., i professionisti, i revisori contabili, gli intermediari finanziari e altri soggetti destinatari della normativa antiriciclaggio non devono più inviare obbligatoriamente all’agenzia delle Entrate, entro il 31 ottobre 2014, il proprio indirizzo di posta elettronica certificata, tramite il servizio Entratel o Fisconline. La comunicazione è prevista per i soggetti di cui agli articoli 11, 12, 13 e 14 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 (decreto antiriciclaggio) e dal provvedimento delle Entrate dell’8 agosto 2014, ma ora la stessa agenzia delle Entrate ha stabilito, con la risoluzione 14 ottobre 2014, n. 88/E, che questa adempimento non è sempre obbligatorio, in quanto l’aggiornamento degli indirizzi Pec potrà essere effettuato direttamente dall’agenzia, «acquisendo direttamente l’indirizzo Pec dal pubblico elenco denominato Ini-Pec». L’invio che scade il 31 ottobre 2014, quindi, non dovrà essere effettuato solo da quei soggetti che risultano con una pec (non scaduta) presso questo indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata, istituito presso il ministero per lo Sviluppo Economico. La risoluzione, però, non tratta il caso di quei consulenti aziendali o periti, non iscritti agli ordini (e solitamente iscritti alla gestione separata Inps). Questi devono obbligatoriamente comunicare entro fine mese alle Entrate la propria pec, se sono soggetti agli obblighi antiriciclaggio, ad esempio, perché svolgono servizi “in maniera professionale, anche nei confronti dei propri associati o iscritti, attività in materia di contabilità e tributi”. Il problema dovrebbe esserci anche per i revisori legali dei conti non iscritti in altri albi od ordini, i quali hanno dovuto comunque comunicare, in sede di iscrizione, la propria pec al relativo registro tenuto dal Mef (Faq su posta certificata del Mef), ma le Entrate non hanno chiarito se quest’ultimo ha travasato questi dati all’indice nazionale tenuto dallo Sviluppo Economico.

Cambiamenti nelle black list

dal Sole 24Ore del 24/10/2014 In attesa della creazione di un elenco di paesi collaborativi previsto un regime di identificazione transitorio. I paradisi fiscali individuati solo in base all’inadeguato scambio di informazioni. La legge di stabilità 2015 introduce una temporanea revisione delle norme sui costi con imprese “black list”. Secondo l’attuale disciplina, le imprese per poter dedurre i costi devono dimostrare che il fornitore nel paese a fiscalità privilegiata svolge effettivamente l’attività commerciale e che lo scambio corrisponde ad un vero interesse economico. Il DPR 917/86 che ha introdotto queste regole dice anche che gli stati ed i territori a fiscalità privilegiata devono essere quelli non inclusi fra i virtuosi, cioè dovrebbe esistere una white list. Quelli che sono esclusi, sono soggetti alla certificazione. In assenza della white list si continua a fare riferimento alla black list prevista dal DM 23 gennaio 2002 (per paesi con tassazione inferiore a quella italiana o con un inadeguato scambio di informazioni) che si sovrappone con la black list del DM 21 novembre 2001 e con la presunzione di residenza delle persone fisiche – DM 4 maggio 1999. La finanziaria 2008 aveva previsto l’abolizione di tutte le black list el”istituzione di un’unica white list alla quale far confluire tutti gli stati collaborativi, ma il provvedimento non è mai stato attuato. Il Ddl di stabilità prevede, in attesa che la white list venga creata, che i regimi fiscali privilegiati vengano individuati con un decreto dell’Economia solo con l’esclusivo riferimento alla mancanza di un adeguato scambio di informazioni. L’obiettivo della disciplina, in effetti, è di neutralizzare i vantaggi fiscali derivanti dalla contabilizzazione dei costi esteri non giustificati. Il decreto che individuerà questi paesi, non dovrebbe comprendere Paesi con un adeguato scambio di informazioni come Singapore (2° gruppo), Emirati Arabi (2° gruppo)i, Ecuador (3° gruppo), Filippine (1° gruppo) e Mauritius (3° gruppo). 1° gruppo – veri paradisi fiscali 2° gruppo – paesi nei quali alcune attività sono escluse dalla black list 3° gruppo – solo per alcune forme societarie e attività espressamente elencate

«Stretta» della Cassazione sulla punibilità del riciclaggio. In Parlamento si discute l’auto-ripulitura.

dal Sole 24 ore del 23/10/2014 Mentre il Parlamento sta lavorando sul secondo step del reato di autoriciclaggio, la Corte di Cassazione ritorna sui limiti della fattispecie di riciclaggio, tracciando un perimetro molto ampio del reato. La sentenza 43881/14 della Corte d’appello di Milano depositata il 22.10.2014 definisce la condotta minima sufficiente a determinare l’incriminazione, ribadendo che anche il semplice trasferimento del denaro di provenienza illecita da un conto corrente ad un altro integra gli estremi del riciclaggio. Anche perché per questo reato è sufficiente, tra l’altro, il solo dolo eventuale. Il caso, riguardava la distrazione di 3,6 milioni da una bancarotta, ricevuti dall’indagato e trasferiti poi da lui stesso nell’aumento del capitale sociale di un’altra società. La corte aveva individuato come reato presupposto la bancarotta-origine della distrazione patrimoniale, mentre l’appello aveva poi riqualificato il delitto presupposto in appropriazione indebita. Si tratta di una interpretazione molto ampia del delitto di riciclaggio, che non ritiene necessario «che sia efficacemente impedita la tracciabilità del percorso dei beni, essendo sufficiente che essa sia anche solo ostacolata». Nel caso specifico, lo svuotamento delle casse della società decotta e il semplice trasferimento in conti correnti intestati a soggetti del tutto estranei «ha costituito indubbiamente un ostacolo alla “tracciabilità” del denaro». Quanto al dolo del riciclatore, basta l’assenza di qualsiasi titolo giuridico per la percezione dell’ingente somma (3,6 milioni) per dimostrare «comportamenti sintomatici della consapevolezza della provenienza illecita di denaro e del conseguente dolo generico di trasformazione della cosa per impedirne l’identificazione»

Il nuovo reato di autoriciclaggio non riesce ad evitare capitali di provenienza illecita.

da Sole 24 ore del 19/10/2014 La versione del nuovo reato di autoriciclaggio rimane estranea alla logica di un diritto penale liberal – democratico. Non riesce ad evitare l’introduzione di capitali di provenienza illecita nell’economia del Paese, mentre punisce reati troppo lievi. Anche il ladruncolo che avesse trasferito il profitto di qualche centinaia di euro del proprio furto sarebbe incorso nel reato di autoriciclaggio, con la conseguenza di un rapido aumento della popolazione carceraria e sovraffollamento già sanzionato dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. La norma comprende, nella sua formulazione attuale, come reato presupposto, qualunque delitto non colposo. Anche i fatti di modestissima rilevanza penale sanzionati dall’ordinamento con pene estremamente lievi. Inoltre, l’attenuante prevista per ora solo per chi collabora in merito all’autoriciclaggio, non è estesa al reato presupposto. In questo modo si mina alla radice la stessa efficacia della norma sul piano di recupero dei profitti illeciti.

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