La formazione antiriciclaggio come obbligo e risorsa per lo Studio Commercialista

  • La formazione antiriciclaggio obbligatoria per il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili

Lo scorso 18 giugno, con l’informativa numero 48, il CNDCEC ha reso pubblici i “Documenti per l’attività di promozione e controllo sugli iscritti da parte degli Ordini territoriali”.

Questi documenti sono redatti, da un lato, per supportare le attività di promozione, vigilanza e controllo da parte degli Ordini Territoriali sui professionisti iscritti. Dall’altro, invece, per evidenziare come sia fondamentale la formazione per professionisti, dipendenti e collaboratori dello Studio.

La formazione come obbligo normativo

Come previsto dalla nuova formulazione dell’art. 11 del d.lgs. 231/2007, gli Organismi di autoregolamentazione, le loro articolazioni territoriali e i consigli di disciplina, promuovono e controllano l’osservanza degli obblighi antiriciclaggio da parte dei professionisti iscritti.

Vale sottolineare come negli obblighi antiriciclaggio sia previsto anche l’obbligo di formazione, dal momento che per poter contrastare il fenomeno del riciclaggio del denaro è necessario in primo luogo conoscere la normativa vigente. La conoscenza della normativa non riguarda però soltanto soggetti obbligati, i professionisti appunto, ma anche coloro che collaborano nello Studio. A tal fine, gli Studi professionali devono dotarsi di misure preventive atte ad individuare indizi di anomalie, valutare gli eventuali rischi e correggere, attraverso misure appropriate, le eventuali disfunzioni organizzative.

Ispirandosi a questi principi, il CNDCEC ha inviato ai propri iscritti i seguenti documenti:

1. “Piano di formazione antiriciclaggio e finanziamento del terrorismo ex art. 11 del D.Lgs. 231/2007 (come modificato dal D.Lgs. 90/2017)“;

2. “Antiriciclaggio: questionario per l’adempimento degli obblighi di vigilanza sugli iscritti (art. 11 del D.Lgs. 231/2007, come modificato dal D.Lgs. 90/2017)”.

Ancora una volta il CNDCEC detta delle regole precise per sollecitare gli Studi professionali ad organizzarsi per garantire il corretto adempimento degli obblighi antiriciclaggio.

Il piano di formazione degli studi professionali

Come detto, non si può pensare di contrastare fenomeni così dilaganti, come il riciclaggio di denaro ed il finanziamento del terrorismo, se prima non si conosce la normativa. E’necessario che i soggetti destinatari siano adeguatamente formati secondo un programma di formazione ben definito.

Il piano di formazione indica i soggetti destinatari:

  • professionisti (intendendosi tali i professionisti con studio individuale, i professionisti con studio associato e i soci di STP);
  • iscritti all’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili;
  • collaboratori e dipendenti dello studio professionale.

L’intento del Consiglio Nazionale è chiaro: tutti i componenti dello Studio professionale sono obbligati alla formazione in materia di antiriciclaggio. Ciò al fine di creare una “cultura” in materia di antiriciclaggio e di offrire l’adozione di procedure interne allo Studio che consentano di prevenirne le minacce.

Per raggiungere questo scopo la formazione deve essere effettuata su due livelli. Il primo più generale e teorico, il secondo più specifico e con numerosi risvolti pratici:

    1) Formazione di primo livello:

  • conoscenza della normativa antiriciclaggio, ovvero lo studio del d.lgs. 231/2007 e d.lgs. 109/2007, così come modificato lo scorso 4 luglio dal d.lgs.90/2017.
    2) Formazione di secondo livello:

  • Applicazione pratica in base ai modelli organizzativi adottati dallo studio professionale, con l’uso di tutti gli strumenti di rilevazione, valutazione e archiviazione presenti nella struttura organizzativa in cui si opera.
  • Approfondimento della conoscenza e applicabilità al caso concreto di quanto appreso nella formazione di primo livello.
  • Approfondimento della conoscenza e applicabilità al caso concreto delle regole tecniche adottate dall’Organismo di autoregolamentazione di cui all’art. 11 del D.Lgs. 231/2007, come modificato dal Dlgs 90/2017.
  • Approfondimento della conoscenza e applicabilità al caso concreto delle regole per la segnalazione di operazioni sospette all’UIF mediante simulazione di SOS.
  • Approfondimento della conoscenza e applicabilità al caso concreto delle regole per la comunicazione di violazioni dell’uso del contante al MEF attraverso le tesorerie territoriali designate mediante simulazione delle comunicazioni.
  • Apprendimento di tecniche di gestione dell’area sicurezza dello studio per attuare adeguatamente il trattamento dei dati raccolti ai fini antiriciclaggio/fdt, la loro conservazione in sicurezza e il rispetto della privacy.

Da quanto sopra, emerge come non sia sufficiente una formazione meramente teorica, ma occorre dimostrare di saper applicare la normativa antiriciclaggio nella quotidianità professionale. Questo anche tramite delle simulazioni, nelle quali sono illustrate le diverse fasi dell’adempimento agli obblighi antiriciclaggio.

Considerando che vanno “istruiti” tutti i componenti dello Studio professionale, la formazione potrà essere effettuata:

  • Dagli ordini territoriali, per gli iscritti, collaboratori e dipendenti;
  • dal titolare dello Studio/Responsabile antiriciclaggio e dalle STP per collaboratori e dipendenti;
  • da soggetti terzi, con appositi corsi.

Nel primo caso il piano di formazione viene affidato agli Ordini territoriali che nell’arco di un anno dovranno organizzare eventi formativi della durata di tre ore. Nel secondo caso la formazione potrà essere effettuata all’interno dello Studio professionale, aperta eventualmente ai soci e/o gli associati, sempre nell’arco di un anno e della durata di tre ore, dal titolare dello Studio che abbia assolto gli obblighi formativi antiriciclaggio o da docenti esterni in materia di antiriciclaggio.

Al termine del corso di formazione dovrà essere redatto un apposito verbale che andrà conservato dal titolare dello Studio ed esibito, all’occorrenza, alle autorità competenti. Nel caso in cui, invece, gli eventi formativi siano curati da soggetti terzi, ovvero Enti diversi dall’Ordine territoriale, il titolare dello studio dovrà conservare gli attestati di frequenza.

Qualunque sia il metodo di formazione prescelto dallo Studio professionale è necessario conservare traccia dell’azione di formazione fatta dallo stesso, ed in particolare:

  • la programmazione della formazione o gli obiettivi e la metodologia;
  • la logistica;
  • i destinatari della formazione;
  • la verbalizzazione degli eventi formativi;
  • gli esperti a cui è stata affidata la formazione;
  • la documentazione prodotta.

Quanto sopra, si legge nel documento, deve essere conservato dal Titolare dello Studio per dimostrare, in caso di controllo, che si è adempiuto all’obbligo di formazione imposto dalla normativa antiriciclaggio.

Il questionario antiriciclaggio

Il secondo documento pubblicato dal CNDCEC, il questionario antiriciclaggio, è stato approntato per consentire agli Ordini Territoriali di adempiere alle attività di vigilanza e controllo previste dal riformulato art. 11 d.lgs.231/2007.
Il questionario, che deve essere compilato annualmente dagli iscritti all’Albo che svolgono la professione, contempla:

  • organizzazione dello studio professionale e degli adempimenti antiriciclaggio;
  • adeguata verifica della clientela (artt. 17 e ss);
  • conservazione documentale (artt. 31 e ss);
  • segnalazione operazioni sospette (artt. 35 e ss);
  • violazioni in materia di contante e titoli al portatore (art. 49 e ss).

L’Ordine territoriale, ricevuto il questionario compilato con autodichiarazione di veridicità dei dati contenuti, ne controlla il contenuto e se non rileva irregolarità lo accoglie con esito favorevole e registra l’assolvimento degli obblighi normativi. In caso contrario, apre la procedura di convocazione e confronto con il professionista.

Antiriciclaggio: la formazione é una risorsa per lo Studio

Il Consiglio Nazionale chiede in maniera esplicita ai propri iscritti, ai dipendenti e ai collaboratori degli Studi professionali, di seguire un piano di formazione preciso e definito, conservando la relativa documentazione che attesti l’avvenuta formazione. E’un’attività fondamentale che non può essere rimandata.

Da tempo Alavie ha sposato questi principi, per permettere agli Studi la piena conformità normativa anche attraverso un’attenta formazione dei professionisti e dei collaboratori. Per questo motivo, dallo sviluppo dei corsi e del materiale distribuito, fino alla verifica del corretto recepimento delle informazioni e alla consegna degli attestati, vengono seguiti standard che vanno oltre il mero adeguamento normativo. La consapevolezza degli adempimenti richiesti, così come la corretta applicazione delle procedure, sono infatti una risorsa fondamentale per tutelare lo Studio.

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