L’applicazione della IV Direttiva antiriciclaggio nell’Unione Europea

“L’antiriciclaggio negli altri paesi europei” di Laura Aquaro, Consulente Senior Antiriciclaggio Alavie.
Estratto tratto da “L’antiriciclaggio dei professionisti”, Guida Giuridica di ItaliaOggi, numero 7, 9 marzo 2019.

Il riciclaggio di denaro ed il finanziamento al terrorismo provocano da una parte pesanti distorsioni del sistema economico e dall’altra minano la sicurezza dei cittadini e le fondamenta della democrazia stessa. I recenti casi di riciclaggio di denaro in alcune banche dell’UE ed i terribili attacchi terroristici suggeriscono la necessità di un controllo più rigoroso dei flussi finanziari all’interno degli Stati Membri, nonché azioni mirate per contrastare tali fenomeni. D’altra parte, l’evoluzione della tecnologia ed i flussi finanziari integrati e transfrontalieri per natura consentono a criminali e terroristi di spostare fondi in tutti i Paesi evitando di essere individuati dalle Autorità. In questo scenario è stata emanata la IV Direttiva Europea la quale, tra le novità, ha previsto il consolidamento dell’obbligo di valutazione del rischio e la conseguente necessità di prevedere procedure interne al fine di mitigarlo; il rafforzamento dei poteri sanzionatori delle Autorità competenti; il registro dei titolari effettivi; il potenziamento dello scambio di informazioni fra Autorità; controlli più rigorosi sulle valute virtuali nonché maggiore protezione per il cd whistleblowing.

La scelta del Legislatore europeo di utilizzare come provvedimento la Direttiva anziché il Regolamento è derivata dalla necessità di lasciare più tempo agli Stati membri per uniformarsi a tali disposizioni. Ciò, però ha causato differenze applicative anche significative tra i vari Stati dell’UE.

Tra i soggetti destinatari della normativa antiriciclaggio, speciale attenzione viene posta nei confronti dei professionisti. Questi ultimi sono considerati una categoria particolarmente esposta al rischio di riciclaggio sia perché le prestazioni fornite dagli stessi possono essere soggette a strumentalizzazioni da parte dei riciclatori sia perché, all’interno del settore, sono state riscontrate carenze di controlli e, talvolta, difficoltà nel corretto adempimento degli obblighi antiriciclaggio ed in particolare dell’adeguata verifica della clientela. Destano particolare preoccupazione anche le attività coperte dal principio del privilegio professionale forense dove è stato rilevato un uso improprio dell’esonero dall’obbligo di segnalazione di operazione sospetta. Difatti, esistono casi in cui i professionisti svolgono attività che rientrano chiaramente nel campo di applicazione del privilegio professionale forense (per esempio nel corso dell’esame della posizione giuridica del loro cliente oppure durante la difesa o la rappresentanza del loro cliente nell’ambito di procedimenti giudiziari), unitamente ad attività che non rientrano in tale campo di applicazione, come ad esempio nel momento in cui forniscono consulenza legale nel contesto della creazione, del funzionamento o della gestione di società.

Per i motivi innanzi detti, l’attuale quadro giuridico dell’UE richiede agli Organismi di autoregolamentazione maggiore responsabilizzazione e vigilanza su consulenti tributari, revisori dei conti, contabili esterni, notai e altri liberi professionisti legali e agenti immobiliari al fine di garantire un corretto adempimento degli obblighi antiriciclaggio nonché una puntuale rilevazione e trasmissione delle segnalazioni di operazioni sospette.

A tal fine, la Commissione Europea ha esortato gli Stati membri a fornire orientamenti sui fattori di rischio derivanti da operazioni che coinvolgono i professionisti, a favorire eventi formativi in materia e ad aumentare le ispezioni in loco.

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