Cosa sono gli Indicatori di Anomalia Antiriciclaggio

  • Antiriciclaggio: cosa sono gli indicatori di anomalia e come utilizzarli

I Professionisti possono beneficiare degli indicatori di anomalia emanati dall’UIF per la valutazione dei comportamenti della propria clientela e delle prestazioni richieste ed eventualmente per l’individuazione di fatti illeciti. Nell’ambito della normativa antiriciclaggio, questi indicai aiutano a ridurre il margine di incertezza e di soggettività nell’individuare operazioni economiche-finanziarie potenzialmente finalizzate a celare comportamenti anomali. Si tratta di azioni anormali rispetto all’attività economica espletata di consueto e possono indurre il Professionista a segnalare un’operazione sospetta (SOS).

Si deve però evidenziare che non tutti i comportamenti indicati dalla UIF rilevano un illecito. Ogni condotta deve infatti essere sempre valutata dal Professionista alla luce delle caratteristiche del soggetto valutato. Ogni cliente, infatti, ha caratteristiche differenti, che possono evolversi nel tempo. Alla domanda “Conosci il tuo cliente?”, come da cosiddetto approccio KYC Know Your Customer, la risposta è specifica e va messa in discussione in presenza di variazioni rispetto agli elementi in possesso del Commercialista o del Consulente del Lavoro.

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    Il ruolo dell’UIF

    L’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) è la principale autorità nazionale indipendente che svolge attività di rilevazione, analisi e controllo delle segnalazioni in materia di antiriciclaggio. Uno dei suoi obiettivi è quello di individuare anomalie nei comportamenti degli attori di mercato. Grazie ad un costante scambio di informazione con le Autorità investigative nazionali, europee ed internazionali, la UIF costruisce ed aggiorna costantemente indici di anomalia comportamentali, per prevenire reati di riciclaggio e finanziamenti a terrorismo e attività illecite. In particolare, la UIF aggiorna questi indici anche sulla base dei risultati delle verifiche ispettive effettuate presso gli Studi Professionali dalle Autorità e dalle informazioni assunte dagli Ordini Professionali. Inoltre, la UIF tiene sempre in considerazione gli studi delle Financial Intellingence Units estere.

    Indicatori di anomalia e comportamenti anomali: dove si trovano

    Per le attività dei Professionisti, tra cui i Dottori Commercialisti, Consulenti del Lavoro, Avvocati e Notai, il Ministero di Giustizia ha reso noto un elenco di comportamenti e di segnali anomali. Si tratta del Decreto 16 aprile 2010 (pubblicato nella G.U. n. 101 del 3-5-2010 – Serie Generale). Il fine di questo utile elenco per la valutazione delle attività economiche dei propri clienti è di agevolare l’individuazione di operazioni di riciclaggio di denaro. In particolare, nel decreto si fa riferimento ai provvedimenti emanati dalla UIF ai sensi dell’art. 6, comma 7, lettera b) del decreto legislativo n. 231 del 2007 , contenenti le elencazioni degli indici di anomalia e comportamenti anomali. Questi indici sono stati recentemente aggiornati dall’UIF.

    I 10 indici di anomalia più significativi

    Tutti i provvedimenti adottati non hanno carattere né esaustivo né tassativo. La mera ricorrenza di uno o più indicatori di anomalia nel caso di specie non deve indurre il Professionista a segnalare automaticamente un’operazione sospetta. Il Professionista deve infatti valutare le informazioni ricevute dal cliente, al fine di comprendere appieno la congruità della prestazione richiesta. Inoltre, in casi estremi, date le molteplici tecniche criminali continuamente aggiornate e specializzate, il Professionista potrebbe essere nella condizione di dover segnalare un cliente anche senza un indicatore di anomalia per il particolare comportamento.

    Alcuni indicatori di anomalia definiscono un sospetto “soggettivo”, ossia legato alla figura del cliente come soggetto (a titolo esemplificativo, il comportamento tenuto dal cliente in sede di conferimento di incarico, oppure le giustificazioni addotte dal cliente per la prestazione richiesta). Tra questi troviamo:

    1. 1. comportamento dubbio adottato dal cliente al momento del conferimento dell’incarico;
    2. 2. interposizione fittizia (c.d. prestanome) per conferire l’incarico o ricorso di terze parti senza alcuna causa di giustificazione;
    3. 3. inesattezza, non completezza o falsità dei dati forniti necessari per svolgere la prestazione professionale richiesta o riluttanza nel fornire informazioni necessarie;
    4. 4. noto coinvolgimento del cliente in procedimenti penali o coinvolgimento in procedimenti penali di soggetti strettamente collegati e connessi al cliente;
    5. 5. svariati rapporti economici o di lavoro con soggetti in paesi a rischio.

    Altri indicatori di anomalia sono elementi “oggettivi”, che caratterizzano le operazioni effettuate (ad esempio, la coerenza della prestazione richiesta rispetto al profilo economico e lavorativo del cliente). Tra questi individuiamo:

    1. 6. incompatibilità delle prestazioni richieste o operazioni non coerenti con l’attività economica espletata dal cliente, o non coincidenti con il profilo patrimoniale del cliente;
    2. 7. irragionevolezza delle operazioni poste in essere in assenza di apparenti motivi economici finanziari, oppure operazioni svantaggiose per il cliente sotto il profilo finanziario;
    3. 8. inusuale modalità di esecuzione di operazioni o modalità particolarmente complesse ed irrazionali rispetto allo scopo dichiarato, ossia rispetto alla prassi di mercato normalmente utilizzata per determinate operazioni-affari, o totalmente diverse dalle modalità utilizzate dagli “agenti modello” operanti nel medesimo ambito;
    4. 9. pagamento mediante strumenti avulsi ed incoerenti rispetto alla prassi utilizzata dal cliente o alla prassi utilizzata dagli “agenti modello” per le operazioni richieste in assenza di ragionevoli motivi (come ad es. utilizzo del contante e titoli al portatore, tentativi di frazionamento dei pagamenti, utilizzo dei nuovi mezzi di pagamento con moneta elettronica e money transfer);
    5. 10. richiesta di prestazioni professionali indirizzate a dissimulare o impedire l’identificazione dei titolari effettivi dell’attività o di occultare l’origine delle risorse finanziarie.

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      In caso di comportamento anomali: cosa deve fare il Professionista

      I Professionisti sono sempre chiamati ad agire attivamente nella rilevazione di operazioni sospette. In questa attività, alcune valutazioni potrebbero mal conciliarsi con parametri “oggettivi” indicati negli schemi di anomalia e comportamenti anomali. Tale concetto viene ribadito nei Provvedimenti UIF, dove si specifica che il richiamo agli indicatori di anomalia costituisce solo uno strumento utile al fine di effettuare valutazioni da parte dei Professionisti. Ad esempio, gli indicatori di anomalia inerenti al reato di riciclaggio e finanziamento al terrorismo sono gli stessi, ma le due ipotesi si differenziano sull’utilizzo dei capitali. Nella prima ipotesi, i capitali sono di dubbia origine, pertanto facilemente individuabili. Diversamente, nell’ipotesi di finanziamento al terrorismo, i capitali utilizzati possono provenire da attività lecite. Per queste ultime risulta indubbiamente più difficoltoso per i Professionisti individuare le anomalie.

      Pertanto i Professionisti si devono avvalere degli Indicatori di anomalia e schemi di comportamenti anomali quali validi strumenti operativi, per supportare la propria analisi di presunte operazioni di riciclaggio di denaro o di finanziamento al terrorismo. Tutto questo occorre inserirlo in un più ampio Sistema di Antiriciclaggo di Studio, con procedure oggettive e condivise per raggiungere una piena conformità normativa.

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