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Gap generazionale: formazione, digitalizzazione e sostenibilità le nuove leve attrattive per il futuro dei giovani Dottori Commercialisti

Molte sono le professioni che richiedono un’elevata specializzazione e un lungo percorso per il conseguimento dell’abilitazione, che sembrano aver perso oggi attrattività verso le nuove generazioni, basti pensare che secondo i dati Eurostat, l’Italia nel 2009 aveva l’incidenza dei liberi professionisti più alta d’Europa, ma nel 2022 era già scesa al secondo posto della classifica europea.

Pubblicazione su Agenda Digitale del 06/05/2025

Secondo il “IX Rapporto sulle Libere Professioni in Italia”, presentato da ConfProfessioni a novembre 2024, nonostante la sostenuta crescita dei laureati intervenuta negli ultimi vent’anni, l’Italia permane uno dei paesi europei con il tasso più basso di laureati (30,6% al 2023), seguita solo da Ungheria e Romania; il distacco con la media europea è di 12,5 punti percentuali. Rispetto al 2003, la quota di giovani in possesso di laurea è aumentata di 17,6 punti percentuali, con un ritmo di crescita molto simile alla media europea (+18,5 punti percentuali) e superiore al trend di Germania, Spagna e Francia (Tabella 2.1).

La motivazione di questa arretratezza italiana è determinata in larga parte da una struttura di offerta formativa terziaria fortemente sbilanciata su percorsi accademici di lunga durata.

Non sorprende pertanto che la crisi del nostro paese nella formazione di laureati, possa avere effetti anche sulla penuria di praticanti e abilitazione di Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili.

Variazioni 2023-2003 dei livelli di istruzione della popolazione tra i 25 e i 34 anni nell’Unione europea e nei singoli paesi 

(Fonte: IX Rapporto Annuale sulle Libere Professioni – ConfProfessioni)

La recente indagine svolta dalla società di consulenza ALAVIE, dal titolo “What’s Next – quali scenari futuri per la professione”, ha evidenziato come l’evoluzione tecnologica degli studi professionali rappresenti un fattore determinante nell’accrescere l’attrattività della professione: il 72% dei professionisti intervistati, su un campione di 500 partecipanti, considera indispensabile l’utilizzo della tecnologia nella gestione degli adempimenti normativi (per esempio legati alla gestione delle procedure antiriciclaggio) e il 71% guarda con interesse all’intelligenza artificiale.

L’impiego di piattaforme digitali all’avanguardia consente di ottimizzare i processi, ridurre i tempi dedicati alle attività ripetitive e affrontare con maggiore efficacia la complessità delle normative. Questo, a sua volta, permette di liberare risorse preziose da destinare alla consulenza, un’attività che assumerà un ruolo sempre più centrale.  L’automazione e l’accesso a informazioni in tempo reale migliorano l’efficienza del lavoro quotidiano, mentre gli strumenti di analisi e previsione forniscono un supporto fondamentale per le decisioni aziendali dei clienti.

Tuttavia, l’adozione di queste tecnologie appare ostacolata – nella percezione dei partecipanti alla Survey – da diverse barriere, tra cui le dimensioni ridotte degli studi (44%), la mancanza di competenze tecniche (18%) e i costi elevati per poter dotare lo studio di strumenti tecnologici (14%). Superare queste sfide richiede un cambiamento culturale e investimenti nella formazione continua, al fine di trasformare la tecnologia in un vero e proprio abilitatore strategico per la crescita della professione.

Secondo la survey “NƎXT, Il Futuro della Professione visto dai Giovani Commercialisti”, condotta a fine 2024 dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti Ricerca, che ha visto la partecipazione di quasi 2000 Dottori Commercialisti under 40 (pari a circa il 10% del totale dei professionisti italiani), negli ultimi dieci anni, contrariamente al trend dei laureati, i praticanti negli studi dei commercialisti ha subito un calo (-15%) ed è sceso anche il numero dei giovani che arrivano all’abilitazione (-50,3%). Questo dato allarmante riflette la difficoltà crescente degli studi professionali nell’attrarre giovani talenti, sollevando interrogativi sul futuro della categoria.

Uno dei principali ostacoli percepiti dai giovani commercialisti è la complessità normativa. Secondo i dati emersi dalla survey sopra citata, il 45% dei professionisti under 40 ritiene che la complessità delle normative e delle procedure sia il problema più critico per il futuro della professione. Questo non solo scoraggia molti dall’intraprendere il percorso, ma complica anche l’ingresso e l’inserimento nel mondo del lavoro, evidenziando la necessità di offrire percorsi formativi in Studio per superare il gap tecnico che i giovani si trovano ad affrontare al termine della carriera accademica.

Qual è l’aspetto più critico o l’insidia verso il futuro della professione?

Il 40% degli intervistati sottolinea la necessità di rivedere i percorsi di studio universitari e post-universitari, potenziando soprattutto le hard skill, ovvero le competenze tecniche necessarie per affrontare le sfide normative. Inoltre, il 18% suggerisce di ampliare l’apprendimento delle soft skill, come gestione del tempo e relazione con il cliente.

Investire in una formazione continua può rappresentare un volano per attrarre nuovi talenti e rendere la professione più stimolante. Non si tratta solo di adempiere agli obblighi formativi, ma di adottare una visione più ampia che integri competenze trasversali e innovative, in linea con le attuali sfide del mercato.

In questo percorso entrano in gioco gli enti pubblici o privati che vengono abilitati dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili per il rilascio di crediti formativi professionali, obbligatori per l’aggiornamento dei professionisti che esercitano la professione.

Come valuti il percorso di studi rispetto alle tue esigenze professionali e attuali?

Uno sguardo al futuro: sostenibilità, AI e nuovi ambiti di consulenza

Il futuro della professione del commercialista passa anche dall’orientamento verso ambiti emergenti che stanno ridefinendo il mercato. Sempre secondo la Survey condotta dalla Fondazione, il 66,6% dei giovani commercialisti considera la sostenibilità una delle specializzazioni a maggiore sviluppo futuro, seguita dalla consulenza strategica (60,5%), dalla consulenza aziendale (52,5%),dall’internazionalizzazione (48,3%) e dalla compliance normativa (40,8%).

Quale sarà, secondo te, l’impatto della tecnologia (digitalizzazione e intelligenza artificiale), nel futuro della professione?

Il futuro della professione del commercialista passa anche dall’orientamento verso ambiti emergenti che stanno ridefinendo il mercato. Sempre secondo la Survey condotta dalla Fondazione, il 66,6% dei giovani commercialisti considera la sostenibilità una delle specializzazioni a maggiore sviluppo futuro, seguita dalla consulenza strategica (60,5%), dalla consulenza aziendale (52,5%),dall’internazionalizzazione (48,3%) e dalla compliance normativa (40,8%).

La crescente attenzione verso la sostenibilità è legata all’introduzione di nuove direttive europee, come la CSRD, ESRS e CSDDD, che spingono le imprese a integrare criteri ESG (ambientali, sociali e di governance) nelle proprie strategie.

L’interesse dei giovani per questi temi rappresenta un’opportunità per gli studi professionali, che possono differenziarsi sul mercato offrendo servizi di consulenza innovativi e in linea con le nuove richieste delle aziende.

Per rendere la professione del commercialista più attrattiva per i giovani, è fondamentale quindi intervenire su più fronti. Innanzitutto, occorre fornire un supporto nell’affrontare la complessità normativa attraverso l’adozione di strumenti tecnologici avanzati, capaci di ridurre il carico operativo e aumentare il valore strategico della professione. In secondo luogo, bisogna puntare su una formazione continua, moderna e adeguata alle nuove sfide, valorizzando sia le competenze tecniche sia quelle trasversali.

Infine, è importante ridefinire il ruolo del commercialista come consulente strategico, capace di accompagnare le imprese in un mercato sempre più dinamico e globale. Temi come la sostenibilità, l’intelligenza artificiale e la consulenza aziendale rappresentano ambiti chiave che possono attrarre giovani professionisti, motivati a fare la differenza in un contesto professionale in evoluzione.

Con un approccio strategico e un’attenzione particolare alle esigenze delle nuove generazioni, gli studi professionali possono trasformare la crisi generazionale in un’opportunità per rinnovarsi e crescere.

Formazione adeguata, tecnologie innovative e orientamento ai nuovi ambiti emergenti come la sostenibilità e l’intelligenza artificiale sono tre leve strategiche che possono rendere il lavoro del commercialista più attrattivo per i giovani e favorire il ricambio generazionale.

 

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