I paradisi fiscali: caratteristiche operative, evidenze empiriche e anomalie finanziarie – I quaderni antiriciclaggio del UIF

Quando si sente parlare di “paradisi fiscali” o “società residenti in paesi offshore”, si evocano immediatamente operazioni con scarsa trasparenza nei confronti del fisco nazionale e comunitario con l’obiettivo di celare importanti informazioni e trarre dei vantaggi fiscali.

La minaccia posta dai paradisi fiscali (o centri finanziari offshore) alla libera circolazione di informazioni ed alla collaborazione internazionale, è oggetto di crescente preoccupazione.

All’interno dello studio pubblicato dal UIF lunedì’ 3 agosto, vengono analizzate le caratteristiche dei paradisi fiscali e ne vengono analizzati i flussi finanziari che, come si vedrà, presentano importanti anomalie se raffrontati ai flussi “tipici” derivanti dai semplici scambi economici.

James S. Henry in The Price of Offshore Revisited. Tax Justice Network ha definito l’analisi e la misurazione dei flussi con i paesi a rischio come “un esercizio di visione notturna”.

Le caratteristiche dei paesi indicati come paradisi fiscali, non consentono una loro classificazione omogena in quanto si differenziano tra loro sia per il grado di opacità complessivamente “offerto” ai flussi finanziari che li riguardano, sia per l’eterogenea natura dei servizi di schermatura forniti.

All’interno dello studio pubblicato dal UIF, grande attenzione è stata dedicata all’analisi dei flussi finanziari internazionali confrontati con quelli italiani da cui si evincono delle dinamiche anomale che segnalano la presenza di attività “anomale” rispetto alle determinanti fisiologiche degli scambi internazionali.

Analizzando nel dettaglio i dati relativi a tali flussi e scomponendoli nei diversi settori economici si evidenzia una elevatissima compatibilità con azioni di profit shifting.

Inoltre, l’analisi ha mostrato che una quota rilevante di bonifici con l’estero effettuati o ricevuti da intermediari di paesi “virtuosi” presenta elementi di opacità, riguardando soggetti residenti in paesi a rischio, al plausibile scopo di schermare l’effettiva provenienza e titolarità dei fondi movimentati (cosiddetta triangolazione, nel senso usato in questo studio). Degno di particolare interesse per gli operatori è l’esame delle Segnalazioni di Operazioni Sospette che ha permesso di definire una casistica di condotte finanziarie ricorrenti che caratterizzano l’operatività in cui risultano coinvolti i paesi a rischio.

Risulta chiaro dallo studio la necessità di creare degli indicatori che permettano di identificare con chiarezza il livello di “opacità” offerto da un paese e che permetta quindi di superare lo schema delle liste (e di tutti i limiti ad esse connessi); come suggerito nello studio del UIF, alcuni indicatori potrebbero basarsi su parametri oggettivi, quali, ad esempio, la densità delle imprese e degli intermediari finanziari, quella della popolazione residente, la rilevanza degli scambi finanziari con l’estero, nonché misure di anomalia basate sui risultati di studi econometrici. Gli autori suggeriscono inoltre un confronto tra i dati dello studio e la bilancia dei pagamenti come strumento di emersione di incongruenze tra i flussi commerciali e quelli finanziari esistenti tra l’Italia e i singoli paesi che possono segnalare casi e ‘corridoi’ di interesse ulteriori rispetto ai paradisi già noti.

Si riporta di seguito l’abstract dello Studio, disponibile nella sua versione integrale al seguente link: Vai allo studio

L’obiettivo di questo studio è quello di fornire una mappatura di tali paesi e strumenti per l’analisi dei relativi flussi finanziari. L’analisi proposta evidenzia come i cosiddetti ‘paradisi’ si differenzino tra loro sia per il grado complessivo di opacità garantito, sia per il tipo di ‘servizi’ di opacità offerti (in ambito fiscale, finanziario o societario). Lo studio fornisce anche dati sulla rilevanza del fenomeno nel sistema finanziario internazionale. La dinamica dei bonifici tra l’Italia e i paradisi mostra alcune anomalie, confermando che le determinanti di tali flussi sono diverse da quelle fisiologiche dei flussi con il resto del mondo. La scomposizione settoriale di tali bonifici fornisce indicazioni compatibili con la presenza di profit shifting. Inoltre, una quota non trascurabile di bonifici con intermediari di paesi ‘virtuosi’ riguarda soggetti residenti in paradisi, segnalando l’utilizzo di questi paesi per ottenere schermature anche nei flussi tra sistemi finanziari ‘virtuosi’. Infine, l’esame complessivo delle segnalazioni di operazioni sospette ricevute dalla UIF che riguardano i paradisi ha permesso di definire una casistica di anomalie finanziarie ricorrenti.”