Ispezioni antiriciclaggio negli studi: nel mirino anche i controlli interni e la formazione del personale.

La corretta applicazione della normativa antiriciclaggio e soprattutto la collaborazione attiva richiesta al professionista è sicuramente un compito articolato, complesso ed estremamente delicato. E’ comprensibile, pertanto, come la necessità di condividere adeguatamente all’interno degli studi professionali le varie problematiche presupponga la formazione e lo sviluppo di una cultura sull’argomento da trasmettere necessariamente ai collaboratori e dipendenti coinvolti in prima persona nella gestione antiriciclaggio.

Nelle istruzioni operative predisposte dalla Guardia di Finanza per le verifiche antiriciclaggio agli studi professionali, particolare rilievo è stato posto nell’individuazione di collaboratori e dipendenti eventualmente delegati dal professionista all’adempimento di alcuni obblighi previsti dalla normativa e alla necessità di impartire loro un’adeguata formazione.
Occorre però partire da un presupposto chiaramente indicato nella normativa: si tratta dell’accentramento della responsabilità per la disciplina antiriciclaggio in capo al professionista, che spiega la necessità di operare una distinzione tra la posizione del professionista e quella del dipendente. Quest’ultimo non ha nessuna specifica responsabilità, ma piuttosto una funzione di supporto nell’agevolare il professionista all’applicazione della normativa di riferimento, evidenziando eventuali anomalie riscontrate nel rapporto con il cliente.

Al fine di verificare il corretto adempimento degli obblighi previsti, il punto di partenza riguarda l’adozione di eventuali misure organizzative o procedurali all’interno dello studio professionale che potranno essere proporzionate in funzione della rischiosità del cliente o della prestazione professionale o in base alla dimensione dello studio. Tali procedure mirano essenzialmente a prevenire e impedire la realizzazione di operazioni di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, istituendo misure di controllo interno e assicurando un’adeguata formazione di dipendenti e collaboratori. Una simile organizzazione ha senz’altro il pregio di garantire omogeneità di comportamenti, consentendo la ripartizione delle rispettive responsabilità e la possibilità di ricostruire a posteriori le motivazioni sottostanti le decisioni prese, qualora pervengano richieste dalle Autorità competenti.
Nell’attività di controllo prevista dalla Guardia di Finanza negli studi professionali, infatti, una delle fasi iniziali che precede il controllo di merito e degli adempimenti, è proprio la verifica della struttura organizzativa dello studio e della delega interna di compiti e responsabilità ai fini della normativa antiriciclaggio.

L’importanza dell’adozione di tali misure è ribadita nella check-list delle ispezioni della GdF negli studi professionali1, dove vengono evidenziate una serie di attività preliminari e propedeutiche ai controlli da svolgere nella fase di accesso negli studi:

  • identificare il personale formalmente incaricato dal professionista all’assolvimento degli obblighi di adeguata verifica dei clienti, di registrazione, conservazione e di segnalazione delle operazioni sospette;
  • verificare il sistema delle deleghe interne e di eventuali direttive impartite dal professionista a dipendenti e/o collaboratori destinatari di incarichi ai fini dell’assolvimento degli obblighi antiriciclaggio;
  • appurare l’esistenza di normativa e manualistica interna, nonché l’adozione da parte del professionista ispezionato di misure di formazione del personale dipendente incaricato;
  • riscontrare l’istituzione di eventuali sistemi di controllo interni, idonei a verificare il corretto adempimento degli obblighi antiriciclaggio.

Relativamente alla formazione del personale di cui all’art. 54 del D.Lgs. n.231/2007, va segnalato che durante i controlli della Guardia di Finanza un riscontro potrà essere effettuato anche relativamente a tale obbligo, verificando se sono stati erogati corsi con carattere di continuità e sistematicità, ovvero se sono stati previsti programmi o moduli formativi attraverso brochure, documenti e simili in linea con l’evoluzione normativa; il rilascio dell’attestato di partecipazione permetterà di dimostrare agli Organi di controllo di aver adempiuto a tale obbligo formativo.

Se è vero l’assunto secondo cui “il rischio è inversamente proporzionale alla conoscenza”, allora si spiega perché l’adeguata formazione costituisca un fattore estremamente importante in presenza di una normativa certamente complessa; la diffusione all’interno degli studi professionali di una cultura in materia antiriciclaggio potrà essere, infatti, di supporto al professionista nel dimostrare che sono stati adottati gli opportuni presidi.